Nell’insieme sulla necessità “di imitare il vero con la massima semplicità” e di non risparmiare “tempo e fatica” nello studio, mariani s’inserisce in un filone assi diffuso nella seconda metà dell’Ottocento, teso alla restituzione di “quell’arte vecchia, però sempre viva e giovane” che contrassegna la tradizione figurava italiana, “cogliendo il più bel fiore di tutto e da tutto”.

La decorazione interna della chiesa – e specialmente della volta – ideata ed eseguita dal maestro romano tra il 1863 e il 1867, è tesa all’esaltazione delle opere di redenzione degli schiavi svolte dall’Arciconfraternita del Gonfalone sin dal Cinquecento. In questa opera, dalla struttura complessa ma ben articolata, Mariani coniuga il lessico di Raffaello con la monumentale lezione compositiva proposta da Michelangelo nella volta della cappella sistina, istituendo così un diretto legame tra il proprio operato e quello dei maestri precedenti. Responsabile per una radicale trasformazione nella sfera dell’arte, Michelangelo introdusse, in seno all’attività creativa, le premesse di un soggettivismo anticanonico e sovvertitore delle regole classiche deliberamene votato alla “licenza”. La presenza del modello buonarrotiano, con il suo “tremendo splendore”, sulla volta di Santa Lucia acquista, pertanto, un’inequivocabile valenza simbolica: imitare l’”inimitabile” e adottare il linguaggio non immediatamente codificabile elaborato dal maestro toscano significa, per Cesare Mariani, ribadire la necessità di attuare un ponderato recupero dell’arte rinascimentale, in modo da stabilire un fondamentale nesso interpretativo tra le creazioni dell’Ottocento e la grande officina del Cinquecento italiano.
Instaurando, in tal modo, un sottile dialogo con la creazione di Michelangelo, l’artista romano poté assicurare alle proprie imprese un indiscutibile valore estetico, “facendoci ricordare quel miracolo dell’arte ch’è la Sistina”, come sentenzia un acuto osservatore dell’epoca Basilio Magni. Nel proporre il capolavoro rinascimentale quale modello insuperato per l’esecuzione di una moderna pittura religiosa, Mariani riuscì ad assecondare, con piena consapevolezza e sorprendente dominio espressivo, il più ampio programma di rinascita dell’antica gloria artistica e pontificia sostenuto da Pio IX, in linea con il concreto tentativo di legittimazione storica inseguito dalla Chiesa in quegli anni. Se l’Italia doveva essere ricordata come un paese glorioso ed illustre, culla primigenia della civiltà occidentale, ciò è dovuto – secondo l’ottica ecclesiastica – all’azione vigile e pronta del Cattolicesimo romano: mariani come Michelangelo, dunque, per rivivere la mirabile stagione delle committenze pontificie del cinquecento.


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